AM. Buccheri,
A. Rossi, C. Scerra, S. Beatrice, S. Cencetti, A. Lagi
U.O. Medicina Interna-Stroke Unit-Ospedale S.Maria Nuova-Firenze
Introduzione.
Lo stroke ischemico rappresenta la terza causa di morte e la prima causa di invalidità
nei paesi industrializzati. In Italia lincidenza annuale di stroke varia dai 155 ai
215 casi per 100.000 abitanti per anno. Per meglio comprendere le caratteristiche cliniche
e per determinare limportanza dei fattori di rischio dellaterosclerosi
carotidea, della gravità allarrivo in ospedale e delloutcome alla dimissione
nei diversi sottotipi di stroke ischemico, abbiamo analizzato retrospettivamente lo Stroke
Registry dellOspedale di S.Maria.Nuova di Firenze relativo al periodo dal giugno
1996 al febbraio 1998.
Metodi. Lanalisi è stata
effettuata su 177 pazienti, ( M 88; F 89; età media 72,4 anni; DS 11,6 anni; range 21-92
anni), affetti da ictus ischemico che sono afferiti alla Stroke Unit dellOspedale di
S. Maria Nuova di Firenze. Lo stroke ischemico è stato classificato in 5 sottotipi
secondo il sistema classificativo TOAST, basandosi sulle manifestazioni cliniche, sugli
esami ecografici e sui reperti neuroradiologici. I sottotipi sono: aterosclerosi delle
grandi arterie, infarti cardioembolici, infarti lacunari, stroke da altra causa
determinata e stroke ad eziologia indeterminata. Abbiamo valutato, in ciascun sottotipo di
stroke ischemico, la storia clinica, la presentazione clinica, la scala neurologica
(Scandinavian Stroke Scale) limitatamente al territorio carotideo (173 casi), lesame
obiettivo, i fattori di rischio vascolare, laterosclerosi delle carotidi
extracraniche e loutcome alla dimissione.Tutti i pazienti avevano effettuato almeno
una TAC e/o una RMN del cranio, lo studio eco-color-doppler delle arterie del collo, un
doppler transcranico ed unecocardiogramma transtoracico ( il 38% ha eseguito anche
un ecocardio transesofageo). Per lanalisi statistica è stato utilizzato il test del
c 2 per determinare la significatività dei fattori di rischio ed il t test di
Student è stato utilizzato per le variabili continue per dati non appaiati (età, scala
neurologica).
Risultati. Il 13% dei nostri
pazienti è stato classificato come aterosclerosi delle grandi arterie, il 30,5%
come cardioembolico, il 23% come lacunare, il 3% come da altre cause note ed il 30,5% come
da cause indeterminate. Lipertensione arteriosa (68%, p<0,05) è risultata
maggiormente associata allo stroke lacunare rispetto agli altri sottotipi. Il diabete
mellito è risultato più frequentemente associato allinfarto lacunare rispetto al
CEI (p<0,05). Non si sono rilevate differenze significative tra i vari sottotipi di
stroke ischemico per quanto riguarda il fumo, pregressi stroke o TIA e livelli sierici di
colesterolo; il 72% dei pazienti con stroke di origine cardioembolica era portatore di
fibrillazione atriale con o senza valvulopatia concomitante. Il 37% presentava una fonte
cardioembolica ad alto rischio ed il 63% una fonte a medio rischio. Nel sottogruppo con
aterosclerosi delle grandi arterie il 39,1% presentava una stenosi emodinamica, il 34,8%
una stenosi non emodinamica maggiore del 50%, ed il 34,8% una placca a rischio emboligeno.
La mortalità complessiva intraospedaliera è stata del 13%. Il sottotipo dei
cardioembolici ha presentato la più elevata percentuale di morte intraospedaliera
(16,7%). Il migliore outcome è stato riscontrato nei pazienti lacunari che nel 41,5%
presentavano un recupero completo alla dimissione.
Conclusione. Lidentificazione
delleziologia dello stroke ischemico è fondamentale per un adeguato trattamento e
per una valutazione prognostica ed è inoltre il principale elemento per eseguire una
efficace prevenzione. La percentuale dei vari sottotipi di stroke ischemico e
limportanza dei fattori di rischio in tali sottotipi è diversa nei vari stroke
registries e questo può essere spiegato sia dalladozione di sistemi classificativi
diversi sia dalla diversa composizione etnica delle popolazioni esaminate. Emerge quindi
la necessità di altri studi clinici con sistemi classificativi identici per poter
confrontare i dati relativi ai fattori di rischio e alloutcome dei vari sottotipi.
[1999]