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PATOGENESI E PROGNOSI DELL’ICTUS ISCHEMICO IN PAZIENTI ULTRASETTANTENNI: ANALISI DI UNA CASISTICA OSPEDALIERA DI 149 PAZIENTI

G. Landini, G. Regoli, A. Stefanini, M.T. Passaleva, L. Guastella, A. Ghetti
U.O. Medicina Interna II – Ospedale S. M. Annunziata – Firenze

L’ ictus cerebrale ischemico è una malattia che colpisce prevalentemente soggetti anziani. Nonostante ciò, gli studi clinici solo raramente si sono riferiti a questo tipo di pazienti. Noi abbiamo analizzato la nostra casistica ospedaliera di 149 pazienti consecutivi con ictus ischemico di età uguale o maggiore di 70 anni giunti alla nostra osservazione nel periodo compreso tra gennaio1997 e giugno 1998. E’ stata determinata la patogenesi adottando i criteri dello studio TOAST in parte modificati ed abbiamo così suddiviso gli ictus in: aterotrombotici (ATS), cardioembolici (CE), lacunari (LAC), incerti (INC) e indeterminati (IND). Inoltre i pazienti sono stati assegnati a sottogruppi clinici secondo i criteri di Bamford (sindrome totale del circolo ant. TACS, sindrome parziale del circolo ant. PACS, sindrome del circolo post. POCS e sindrome lacunare LACS) . L’età media era di 82 anni e le femmine erano più rappresentate dei maschi (84 F e 60 M). La mortalità entro la 10° giornata di ricovero è stata del 13%. L’incidenza dei singoli gruppi patogenetici è stata: IND 40%, CE 29%, LAC 14%, ATS 10%, INC 7%. Nei pazienti con età superiore ad 80 anni vi è una netta prevalenza di ictus CE rispetto alla classe di età 70-80 anni con differenza statisticamente significativa (P= 0,05). L’80% dei paz. con ictus CE erano affetti da fibrillazione atriale. La mortalità nei singoli gruppi patogenetici è stata: CE 21%, IND 15%, INC 9%, ATS 6%, LAC 0%. L’incidenza dei TACS (il sottotipo clinico più grave) negli ictus CE è molto elevata, in contrasto con quella presente negli ictus non CE (differenza statisticamente significativa: P= 0,03).

Questi risultati dimostrano che la patogenesi CE è più frequente nelle età più avanzate e che gli ictus CE sono i più gravi sia per l’infermità provocata, che per mortalità. Questa stima è sicuramente in difetto considerando che molti paz. classificati nel gruppo patogenetico IND avevano caratteristiche cliniche e radiografiche (TC) che facevano sospettare una patogenesi CE, ma non erano stati indagati sufficientemente (ecocardiogramma transesofageo) o per l’età troppo avanzata o per la gravità del quadro clinico. Sulla base dei dati da noi raccolti possiamo affermare che la profilassi primaria e secondaria dell’ ictus ischemico nell’anziano devono essere indirizzate, non solo al controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, ma anche, e soprattutto, al trattamento delle cardiopatie emboligene, ed in particolare della fibrillazione atriale. Tale trattamento, inteso come profilassi antitrombotica, dovrà essere attuato il più possibile, laddove non esistano controindicazioni, conducendo una corretta terapia anticoagulante.

   

[1999]

Indice "STROKE / Epidemiologia"
Indice STROKE