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IL RUOLO DELLA PRESSIONE DI PERFUSIONE NEL TRATTAMENTO CONSERVATIVO DEGLI EMATOMI CEREBRALI SPONTANEI

G. Gambardella, F. de Blasi, S. Cipri, F. Turiano
Divisione di Neurochirurgia, Azienda Ospedaliera Melacrino, Bianchi e Morelli, Reggio Calabria

Gli ematomi cerebrali spontanei, secondo i dati della letteratura più recente, rappresentano una percentuale compresa tra il 15 ed il 20% di tutti gli stroke. L’indicazione al trattamento chirurgico è data dalla intensità della compromissione neurologica, dal volume della raccolta ematica e dalla sua localizzazione interessante o meno i nuclei della base. Nei casi per i quali viene scelto un trattamento conservativo assumono particolare importanza la prevenzione ed il trattamento del danno ischemico secondario. Il parenchima perilesionale, infatti, si trova per fenomeni compressivi in una situazione di insufficiente perfusione. Il rischio di danno ischemico è particolarmente elevato per la concomitante perdita dell’autoregolazione del flusso cerebrale in territori perilesionali a volte anche parecchio esterni alla lesione. In questi il flusso cerebrale viene ad essere strettamente dipendente dalla Pressione di Perfusione (PPC). Da ciò la necessità di mantenere la pressione arteriosa (P.A.) entro limiti accettabili, mentre al contrario vi è spesso, in queste situazioni, la necessità di un trattamento ipotensivante in quanto valori di P.A. anche moderatamente elevati potrebbero facilitare un risanguinamento che come è noto si verifica in circa il 30% di questi ammalati nelle prime 24 ore.

Viene qui proposto un protocollo di trattamento dei pazienti affetti da ematoma cerebrale spontaneo non sottoposti ad intervento chirurgico che prevede il monitoraggio della pressione intracranica (PIC) e della P.A. mean per mantenere la PPC entro valori non inferiori ai 70 mmHg. A tal fine abbiamo mantenuto la P.A. mean tra i 90 ed i 110 mmHg controllando contemporaneamente la PIC entro valori fisiologici con l’uso di boli di mannitolo al 18% ripetuti in base all’andamento dei valori della PIC stessa e della compliance cerebrale.

Sono stati arruolati nel nostro studio 12 pazienti affetti da tale patologia, 7 maschi e 5 femmine di età compresa tra i 47 ed i 72 anni (età media 52+5) nei quali, a fronte della presenza di deficit neurologici focali anche di consistente gravità, lo stato di coscienza era integro. Tutti sono stati sottoposti a monitoraggio continuo della PIC e della P.A. iniziati entro le sei ore dall’evento ictale.

L’evoluzione del danno perilesionale è stata valutata mediante TAC seriate ed il controllo dell’andamento dei deficit neurologici. Sono stati inoltre condotti controlli SPECT con HM PAO in acuto ed a distanza di 7 giorni.

Si conclude affermando che un protocollo che privilegi il controllo della PIC al fine di mantenere una fisiologica PPC si è dimostrato efficace nel contrastare l’instaurarsi di un danno ischemico nel parenchima perilesionale senza incrementare i rischi di un risanguinamento. Da quanto detto risulta evidente l’importanza di uno stretto controllo della PPC soprattutto se si tiene conto della inderogabile necessità di mantenere la P.A. entro i limiti fisiologici al fine di contenere il rischio di un nuovo sanguinamento. Poichè quindi, il mantenimento di una sufficiente PPC mediante incremento della P.A. è difficilmente attuabile, proponiamo un protocollo di trattamento di questi pazienti che preveda un controllo dei valori della PPC attraverso un attento monitoraggio della PIC.

Indice "STROKE / Fisiopatologia"
Indice STROKE