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RISONANZA MAGNETICA

Francesco Federico, Vincenzo Lucivero
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche,
Università di Bari

INTRODUZIONE

In questi ultimi anni la differenziazione tra attacchi ischemici transitori (TIA) e minor stroke (MS) è divenuta meno netta. Ciò è avvenuto perchè studi epidemiologici europei hanno evidenziato come le due categorie non differiscano per fattori di rischio e per prognosi [1]. D’altra parte l’uso sempre più diffuso della tomografia computerizzata (TC) e della risonanza magnetica (RM) hanno dimostrato come spesso i TIA siano associati a danni strutturali cerebrali. E’ stato ipotizzato che questi "infarti con sintomi transitori" abbiano una prognosi diversa rispetto ai TIA [2]; ciò ha indotto i ricercatori ad approfondire le potenzialità dell’RM nello studio di questa patologia.

La maggior sensibilità della risonanza magnetica per immagini (RMI) nel visualizzare le lesioni ischemiche in fase acuta-subacuta rispetto alla TC è ormai un dato acquisito, tuttavia l’utilità clinica di tale capacità non è stata ancora definita.

In un recente studio Fazekas et al. hanno mostrato come la RMI sveli lesioni ischemiche nell’81% dei pazienti che avevano sofferto di TIA, ma solo nel 31% dei pazienti le lesioni erano correlabili con il territorio del TIA [3]. Questi risultati non differiscono da quelli di studi precedenti [4, 5] e mostrano come la maggiore capacità di visualizzare lesioni ischemiche non comporti dei significativi vantaggi in termini diagnostici e di scelta terapeutica. Inoltre si può desumere che l’incidenza degli "infarti con sintomi transitori" sia piuttosto bassa.

Per quanto riguarda i minor stroke, i dati della letteratura sono perlopiù riferiti all’uso dell’RMI negli stroke lacunari, nei quali la risonanza mostra la sua superiorità rispetto alla TC in fase acuta nell’evidenziare piccole lesioni profonde [6]. Non va dimenticato che la definizione di MS è clinica, legata al concetto di infarto scarsamente invalidante dopo un mese [1], ed è indipendente dalla grandezza della lesione infartuale. Pertanto la valutazione dell’impatto diagnostico della RMI sulla diagnosi di MS non è attualmente valutabile in base a studi controllati. Faremo quindi riferimento di seguito alla diagnostica dell’infarto cerebrale in generale.

 

RISONANZA MAGNETICA IMAGING

Nella pratica clinica attuale l’esame RMI condotto per lo studio dell’ischemia cerebrale prevede l’esecuzione di sequenze spin-echo pesate in T2 ed in T1. I reperti RMI differiscono in base al tempo intercorso tra l’esordio dell’ischemia e l’esame.

 

Fase acuta (< 24 ore)

In questa fase la RMI è positiva nell’80% dei casi, mentre la TC nel 60%.

L’intensità di segnale (IS) è lievemente aumentata nelle sequenze pesate in T2, pertanto lesioni vicine al liquor sono poco visibili. La visualizzazione è maggiore per la sostanza grigia coinvolta, mentre la sostanza bianca in T2 è normale o ipointensa forse per la presenza di ferro o radicali liberi.

Le immagini pesate in T1 sono debolmente ipointense o invariate.

Fase subacuta (> 24-48 ore)

L’IS è nettamente aumentata in T2 soprattutto a carico della sostanza grigia (ma ora coinvolge anche la sostanza bianca) e a volte si associa ad effetto massa.

Nelle sequenze in T1 l’IS è ridotta o invariata (nel 20% dei casi aumentata per la presenza di componente emorragica).

E’ presente "contrast enhancement" (CE) soprattutto parenchimale dal 4° - 7° giorno.

 

Fase cronica (> 3-4 settimane)

In questa fase RMI è positiva nel 90% dei casi come la TC.

in T2 l’IS è fortemente aumentata, mentre in T1 è fortemente ridotta e simile al liquor. Se la lesione è molto piccola può divenire invisibile.

Di solito il CE è assente.

La RMI è la metodica più sensibile, accurata e pratica per visualizzare l’infarto cerebrale in fase acuta, tuttavia il significato delle alterazioni di segnale e la loro relazione con la fisiopatologia dello stroke non sono state ancora del tutto chiarite. I risultati clinici suggeriscono che nello stroke acuto le variazioni di segnale sono generalmente irreversibili ed associate ad infarto e morte cellulare, ma, in rari casi le lesioni sono reversibili. Non è certo che le variazioni di IS all’RMI corrispondano alla morte cellulare.

Lo stroke è un evento dinamico, nella zona ischemica possono coesistere zone di tessuto danneggiato irreversibilmente con altre potenzialmente recuperabili. Il danno cellulare viene amplificato dalla "cascata ischemica" con conseguenti variazioni metaboliche importanti. l’RMI convenzionale può delineare accuratamente il tessuto infartuato ma è evidente che non può identificare le zone a rischio di infarto. Nel 30% dei casi infatti la lesione si estende dopo le prime ore. Nel 5% dei casi la lesione compare solo dopo 24 ore dall’esordio dei sintomi. Inoltre in animali da esperimento le variazioni di segnale dell’RMI sono ritardate di alcune ore rispetto all’inizio dell’ischemia.

E’ necessario guardare avanti verso nuove applicazioni che potrebbero rivoluzionare l’approccio diagnostico specie nei TIA e MS. Queste aree a rischio di infarto possono ora essere individuate con nuove tecniche di RM quali la RM angiografia, la RMI a perfusione e diffusione e la spettroscopia in RM.

 

Le tecniche RM per valutare la perfusione tissutale sono di due tipi.

Tecniche di imaging rapido: valutano il transito del mezzo di contrasto paramagnetico somministrato endovena (PERFUSION IMAGING).

Tecniche di sequenza di impulsi: valutano movimenti di piccola scala delle molecole di acqua che riflettono la perfusione tissutale e la diffusione (DIFFUSION WEIGHTED IMAGING).

 

PERFUSION IMAGING

Con questa tecnica l’imaging viene effettuato prima e dopo somministrazione di Gadolinio (Gd) endovena. Il passaggio del Gd nel compartimento intravascolare provoca disomogeneità dei campi magnetici locali tra capillari e tessuto.

L’uso di sequenze Echo Planar Imaging (EPI) consente di acquisire immagini ultrarapide (nell’ambito dei millisecondi) e quindi di monitorare il primo passaggio del mezzo di contrasto. Sussiste una correlazione lineare tra riduzione dell’IS in T2 e concentrazione del contrasto nei soggetti sani che viene persa in pazienti con flusso ematico cerebrale alterato. Le informazioni ottenute sono valutate in rapporto al passare del tempo.

In studi sperimentali su modelli animali di ischemia la perfusione è ridotta entro pochi minuti dopo l’occlusione arteriosa nel "cuore" dell’ischemia mentre si evidenzia aumento di flusso ematico cerebrale nel circolo collaterale.

I primi studi nell’uomo hanno dimostrato una bassa sensibilità, ma l’adozione delle sequenze EPI fa prevedere una più ampia diffusione della metodica.

 

DIFFUSION WEIGHTED IMAGING (DWI)

Il DWI dell’acqua si basa sulla naturale sensibilità del segnale RM al movimento molecolare. In presenza di un gradiente di campo magnetico, i protoni portati dall’acqua in movimento subiscono una variazione di fase della loro magnetizzazione trasversa, il che comporta un’attenuazione dell’IS all’RM che dipende direttamente dall’ampiezza dello spostamento molecolare e dalla intensità e durata del gradiente. In DWI le strutture con rapida (alta) diffusione sono scure perchè soggette a maggiore attenuazione di segnale, mentre quelle con lenta (bassa) diffusione sono brillanti.

Limitazioni per l’uso clinico sono l’alta sensibilità ad artefatti di movimento e la necessità di un nuovo hardware; tali problemi sono in via di risoluzione per l’implementazione di nuove bobine che consentono sequenze Echo Planar Imaging (EPI) molto brevi.

Studi su modelli sperimentali di ischemia hanno evidenziato:

1. una ridotta diffusione immediatamente dopo l’ischemia corrispondente alla fase di edema citotossico;

2. un aumento della diffusione nella fase subacuta corrispondente all’edema vasogenico;

3. la corrispondenza tra le zone di ridotta diffusione dopo 30-180 minuti e l’estensione dell’infarto all’anatomia patologica dopo 24 ore;

4. la reversibilità delle anomalie precoci della diffusione dopo riperfusione.

Dalla combinazione delle tecniche di perfusione e DWI, in recenti studi sperimentali è stato evidenziato come, subito dopo occlusione della cerebrale media, sia presente una zona centrale con perfusione assente, circondata da una zona di perfusione ridotta; entro 24 ore tutta l’area destinata all’infarto aveva diffusione ridotta. Ciò suggerisce che il tessuto cerebrale con perfusione ridotta ma diffusione normale è a rischio di infarto, ma che il tessuto con diffusione ridotta non è vitale. questi dati sono stati già confermati in via preliminare in studi sull’uomo.

 

RM SPETTROSCOPICA (RMS)

La RMS è un’applicazione della RM che consente di monitorare in vivo, in modo non invasivo, i processi metabolici in situ. Gli studi effettuati hanno riguardato i nuclei del fosforo e soprattutto il protone (1H-MRS).

La maggiore sensibilità dell’1H-MRS consente la registrazione degli spettri in tempi relativamente brevi in volumi di interesse (VOI), visualizzando segnali provenienti da composti contenenti colina (Cho), creatina-fosfocreatina (Cr), N-acetilaspartato (NAA), indice di vitalità neuronale, e, in condizioni patologiche, lattato che è un indice di metabolismo anaerobico.

Numerosi studi in varie fasi dello stroke hanno individuato il pattern spettrale dell’ischemia. In fase acuta si assiste ad una riduzione dell’ NAA soprattutto, ma anche di Cho e Cr, associata a comparsa del lattato. Studi con spectroscopic imaging hanno confermato l’esistenza di un "core" centrale di infarto in cui l’NAA è più gravemente ridotto e le concentrazioni di lattato più alte, circondata da zone di penombra. Inoltre nei giorni successivi allo stroke è possibile un’ulteriore riduzione dell’NAA, cosa che indica una perdita neuronale anche nelle fasi tardive. Queste alterazioni in alcuni casi sono state rinvenute anche in zone con imaging in T2 negativo. Studi recenti indicano come l’entità della riduzione dell’NAA sia correlabile con una peggiore prognosi a distanza [7]. L’RMS è stata di recente applicata allo studio metabolico del parenchima cerebrale ipoperfuso, apparentemente indenne all’RMI, in soggetti con stenosi severa od occlusione della carotide interna che avevano sofferto di TIA o MS. In questi soggetti sono state riscontrate una riduzione del rapporto NAA/Cho e un’alta incidenza di lattato [8].

Le principali limitazioni dell’RMS sono la lunga durata dell’esame e le difficoltà legate ad una quantificazione della concentrazione delle sostanze.

 

CONCLUSIONI

In prospettiva si può prevedere un approccio "multimodale" in cui si integrino queste tecniche di MR nel paziente con ischemia cerebrale acuta. Ciò consentirebbe di visualizzare la lesione, un’occlusione dei grossi vasi, regioni ipoperfuse e zone metabolicamente compromesse, consentendo una migliore conoscenza fisiopatologica e agevolando scelte terapeutiche che si presentano sempre più critiche.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Dennis MS, Bamford JM, Sandercock PAG, Warlow CP. A comparison of risk factor and prognosis for transient ischemic attacks and minor ischemic strokes. The Oxfordshire community stroke project. Stroke 1989; 20:1494-1499

2. Toole JF. The Willis Lecture : transient ischemic attacks, scientific method, and new realities. Stroke 1991; 22:99-104

3. Fazekas F, Fazekas G, Schmidt R, Kapeller P, Offenbacher H. Magnetic resonance imaging correlates of transient cerebral ischemic attacks. Stroke 1996; 27:607-611

4. Awad I, Modic M, Little JR, Furlan AJ, Weinstein M. Focal parenchimal lesion in transient ischemic attacks: correlation of computed tomography and magnetic resonance imaging. Stroke 1986; 17: 399-403

5. Salgado, ED, Weinstein M, Furlan AJ et al. Proton magnetic resonance imaging in ischemic cerebrovascular disease. Ann Neurol 1986; 20: 502-507.

6. Rothrock JF, Lyden PD, Hesselink JR, Brown JJ, Healy ME. Brain magnetic resonance imaging in the evaluation of lacunar stroke. Stroke 1987; 18:781-786.

7. Federico F, Simone IL, Lucivero V et al. Prognostic value of proton magnetic resonance spectroscopy in ischemic stroke. Arch Neurol [in press]

8. Van der Grond J, Balm R, Kappelle LJ, Eikelboom BC, Mali WPTM. Cerebral metabolism of patients with stenosis or occlusion of the internal carotid artery. A 1H-MR spectroscopic imaging study. Stroke 1995; 26: 822-828

 

Riferimenti originali

Mathews VP, Whitlow WD, Bryan RN. Cerebral ischemia and infarction. In Magnetic resonance imaging of the brain and spine. Second edition. Atlas SW ed. Lippincott-Raven Pub. Philadelfia 1996.

Indice DIAGNOSTICA del TIA e "MINOR STROKE"