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IL DOPPLER TRANSCRANICO NELLA
DIAGNOSI DI MINOR STROKE

Gian Paolo Anzola
II Divisione di Neurologia, Clinica Neurologica - Brescia

La definizione di Minor Stroke, proposta dal gruppo di Edimburgo facente capo a Charles Warlow, identifica un ictus, sostenuto da una lesione definitiva del parenchima cerebrale, generalmente ma non necessariamente ischemica, cui corrisponde un quadro clinico benigno caratterizzato dalla regressione totale o parziale dei sintomi con prognosi funzionale di preservata totale autonomia funzionale, definita dai livelli 0 e 1 della scala di Rankin.

La diagnosi di Minor Stroke diviene automatica nella fase subacuta dell’ictus, quando il quadro clinico è stabilizzato e la TAC conferma l’estensione limitata della lesione. Un problema importante si pone nella fase acuta dell’evento, nelle prime ore, in quel periodo critico, probabilmente non superiore alle 3 ore dall’esordio dei sintomi, in cui avvengono una serie di modificazioni metaboliche ed emodinamiche il cui risultato finale determinerà l’estensione della lesione e le ripercussioni clinico-funzionali. La possibilità di intervenire farmacologicamente sulle conseguenze di un’occlusione acuta dei vasi cerebrali, con farmaci intesi a restaurare un flusso normale, oppure con molecole in grado di proteggere i neuroni dall’ischemia, rende indispensabile l’acquisizione di criteri prognostici ultraprecoci in modo da identificare entro la cosiddetta finestra temporale utile, le diverse classi prognostiche suscettibili di trattamento secondo il criterio del rischio-beneficio.

Al momento attuale si propongono come candidati a questo scopo tre esami strumentali: la TC, la SPECT e il Doppler transcranico (TCD).

L’esame TCD presenta il vantaggio di poter valutare in tempo reale, in modo totalmente non invasivo e con minimo disturbo per il paziente le variazioni velocimetriche nel flusso ematico del vaso esaminato, le quali sono direttamente proporzionali, a parità di altre condizioni, al flusso stesso. Questa caratteristica consente quindi di monitorare sia lo stato di pervietà del vaso in esame, che la perfusione del territorio tributario in relazione alla pervietà dei rami di secondo e terzo ordine.

Nel caso degli ictus del territorio silviano, che costituiscono la maggioranza, i dati ottenuti da numerosi studi hanno confermato quanto era suggerito in lavori pionieristici condotti con l’angiografia intraarteriosa, ovverosia che l’occlusione del tronco arterioso segue un profilo temporale verso la progressiva ricanalizzazione, suggerendo quindi come il meccanismo occlusivo sia nella maggior parte dei casi di natura embolica.

La valutazione precoce dello stato di canalizzazione del vaso si è rivelato un elemento predittivo importante per l’outcome finale, poichè ad una precoce ricanalizzazione corrispondono in linea generale una prognosi migliore e un minor volume di tessuto cerebrale infartuato. Sotto questo profilo il TCD può fornire informazioni anche su altri fattori importanti per la sopravvivenza del tessuto divenuto ischemico, quali le anastomosi intracraniche.

In anni molto recenti, in relazione ai risultati dei primi trials randomizzati sulla trombolisi, è enormemente cresciuto l’interesse per la possibilità di valutare precocemente il rischio di trasformazione emorragica di ictus ischemico. Dati molto recenti indicano che lo stato di occlusione dell’arteria silviana a 9 ore dall’ictus ha un potere predittivo positivo di trasformazione emorragica sintomatica del 64%. Se il dato dopplersonografico è combinato con i reperti della TC e coi risultati dell’esame clinico iniziale l’accuratezza diagnostica sale al 72%.

Non sono attualmente disponibili informazioni sulla capacità predittiva entro tre ore dall’esordio dei sintomi.

Un contributo ulteriore del TCD alla comprensione dei meccanismi fisiopatologici dell’ictus è venuto dalla possibilità, dimostrata in anni recenti, di monitorare il passaggio nei vasi cerebrali di microemboli clinicamente silenti, definiti ormai per consenso internazionale MES (Micro Embolic Signals). Il significato clinico dei MES è tuttora controverso e oggetto di studio, ma alcune acquisizioni sembrano consolidate: nella fase acuta di un ictus ischemico si registrano MES con distribuzione topografica correlata alla fonte emboligena prevalente, bilateralmente nei casi di ictus cardioembolico, unilateralmente nei casi di stenosi serrata della carotide e dallo stesso lato del vaso responsabile. La frequenza di scarica dei MES tende a decrescere col passare del tempo dall’evento clinicamente rilevante. In casistiche selezionate si è potuto dimostrare come una frequenza di scarica superiore ad una soglia critica sia predittiva dello sviluppo di un evento clinico in pazienti asintomatici ad alto rischio: tale il caso nella stenosi serrata della carotide e nei pazienti sottoposti a tromboendoarteriectomia carotidea.

Infine, il monitoraggio dei MES contribuisce alla delucidazione dei meccanismi fisiopatologici dell’ictus nei casi in cui condizioni diverse possono coesistere. Nel caso degli ictus lacunari non si rilevano di norma eventi microembolici, suffragando l’ipotesi del meccanismo occlusivo locale dei vasi perforanti. Ugualmente non sembrano generare MES le stenosi croniche dell’arteria cerebrale media intracranica, indicando nel meccanismo emodinamico il più probabile responsabile dell’accresciuto rischio di ictus nei pazienti portatori di questa patologia. Per contro, si sono dimostrati microemboli nel circolo posteriore associati alla presenza di fonti cardioemboliche in pazienti con ictus vertebro-basilare, conferendo dati sperimentali che suggerivano come la distribuzione territoriale degli emboli non segua la proporzione attesa in base alle diverse portate dei sistemi carotideo e vertebro-basilare.

 

Bibliografia essenziale

Warlow C.P. e coll.
Stroke. A practical guide to management
Blackwell Science 1996

Kushner M.J. e coll.
Neurology 1991; 41:109-113

Ringelstein E.B. e coll.
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Zanette E.M. e coll.
Stroke 1995; 26:430-433

Alexandrov A.V. e coll.
Stroke 1997; 28: 1198-1202

Sliwka U. e coll.
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Indice DIAGNOSTICA del TIA e "MINOR STROKE"