SULLE
POSSIBILITA' PROGNOSTICHE DI RECUPERO
POSTICTALE
S. Buzzelli, L. Di
Francesco, S. Giaquinto, A. Lottarini P. Montenero, G. Nolfe, P. Tonin
Casa di Cura Villa Serena, Città S. Angelo (PE);
Ospedale San Giovanni Battista, Roma;
Ospedale San Camillo, Venezia;
Istituto di Cibernetica CNR, Arco Felice (NA)

Questo gruppo di lavoro ha condotto una ricerca
policentrica per verificare l'ipotesi di un modello matematico per la predittività
dell'ictus, argomento importante oggi alla luce della cosiddetta "migliore
allocazione delle risorse". Sono stati arruolati 259 pazienti consecutivi, al primo
episodio, con età media di 68 anni (ds 10,42). L'intervallo dall'ictus era di 23 giorni
(ds 8,3). La durata era di 60 giorni. Undici di loro sono deceduti durante la degenza. Ai
248 superstiti è stato applicato protocollo di valutazione, che considerava le seguenti
variabili: età, sesso, massa corporea, scala di disabilità all'ingresso (FIM-I), reperto
TAC, malattie intercorrenti, fattori di rischio, eventuali depressione, neglect, afasia,
aprassie ideomotoria e costruttiva. Il valore FIM totale è stato scisso in tre
componenti, la motoria (m), la sfinterica (s) e la cognitiva (c). La variabile dipendente
considerata era la FIM alla dimissione (FIM-D). L'analisi statistica di regressione
multipla ha dato questo risultato: FIM D= 61,1 -0,32 Età -6,26 Neglect + 0,61 FIM
cognitiva + 3,24 FIM sfinterica + 0,22 Aprassia. Il Neglect e l'Aprassia erano stati
classificati secondo la gravità. La regressione multipla aveva valore P<0,0001 e
r-quadrato 0,73. I risultati ottenuti aprono un ampio dibattito: la notevole quantità di
variabili indipendenti introdotte ha permesso di ottenere una notevole spiegazione della
varianza, in pratica il 72%. Il risultato va però interpretato in senso probabilistico.
Per quanti sforzi possano essere portati, noi riteniamo che mai si potrà ottenere un
modello deterministico tale da identificare con assoluta certezza i pazienti con reale
recupero e i pazienti da lungodegenza. In altri termini, la statistica vale per gruppi e
non per singoli individui. Ad avallare questa nostra conclusione basti il 2,8% di errore
trovato nella predittività, data dalla Letteratura, di una prognosi di recupero infausta
con FIM uguale o inferiore a 40. Ben 7 soggetti della nostra casistica, presentatisi anche
con valori inferiori a 30, hanno guadagnato autonomia soddisfacente alla dimissione. Se
fosse stato accettato il cut-off di 40, quei 7 casi sarebbero stati esclusi da quella
riabilitazione, che in parte ha contribuito al reinserimento familiare. La statistica dà
buone indicazioni di probabilità, ma secondo noi ogni paziente al primo episodio ictale e
con intervallo non superiore al mese va considerato per il trattamento riabilitativo.

Indice "STROKE / Inquadramento
Clinico e Riabilitazione"
Indice STROKE
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