POSSIBILE
APPLICAZIONE DELLA SCALA DI DISABILITA' FIM
ALLA VALUTAZIONE DEL PAZIENTE CON DEMENZA
N. Belardinelli, R.
Cocchi, C. Esposto, S. Giaquinto, C. Lenci
Casa di Cura Villa Silvia, Senigallia (AN)

Nel campo della disabilità gli ultimi anni sono caratterizzati da
un vasto impiego della scala FIM. Si tratta di una scala che non misura le prestazioni
della persona, la cosiddetta performance, ma misura la dipendenza, ossia il carico che il
paziente pone in termini di assistenza. Granger et al., il gruppo costruttore della scala,
hanno addirittura calcolato (1993) che a ogni riduzione di 1 punto corrisponde la
riduzione di 2,19 minuti di assistenza. La FIM è considerata uno strumento semplice,
applicabile da ogni categoria, medica o paramedica, nonchè affidabile grazie a studî
internazionali di validazione. Essa misura la disabilità in termini di quantità e
qualità di autosufficienza nelle aree motorie e cognitive. La prima comprende 13 voci
relative alla cura della persona, al controllo sfinterico, alla mobilità e alla
locomozione. La seconda comprende 5 voci relative alla comunicazione verbale e alle
capacità cognitivo-relazionali. Secondo questa scala il grado di autosufficienza è
stratificato su 7 livelli ordinati gerarchicamente da 7 a 1. Il punteggio massimo
corrisponde all'autosufficienza completa; il punteggio 6 all'autosufficienza con
adattamenti. I punteggi 5-3 corrispondono alla non-autosufficienza parziale, con gradi
diversi. Infine i punteggi 2-1 corrispondono alla non-autosufficienza completa: 1 è
l'assistenza totale. Critica importanza ha in questo studio il punteggio 5, che indica
l'autonomia minima del soggetto con supervisione, predisposizione o adattamenti da parte
del personale di assistenza o del familiare caregiver. Abbiamo infatti fissato un
valore FIM arbitrario minimo di 90 per indicare un esito favorevole, cut-off che
corrisponde al punteggio 5 per le 18 voci.
Non esistono lavori sull'applicazione della scala FIM alla
valutazione del paziente con demenza, sia essa primaria o vascolare, malgrado la sua
applicazione a migliaia di casi con disabilità diverse. Il nostro razionale parte dalla
considerazione che tale categoria di malati sottopone la famiglia e i caregivers a grande
stress e a pesante carico assistenziale. La presenza nella scala FIM di items motori e
cognitivi, nonchè la presenza di items sul controllo sfinterico giustificano secondo noi
la sua presenza in una batteria tradizionale. Presso il nostro Centro, oltre ai dati
demografici, il protocollo include la Global Deterioration Scale, la scala WAIS, il Mini
Mental State, le Matrici Progressive, tests specifici di attenzione, di memoria di cifre,
di memoria spaziale, di linguaggio, di comprensione in particolare. I primi risultati
indicano che la FIM dà una buona indicazione delle difficoltà assistenziali presentate
dai pazienti. Esistono però situazioni che potrebbero inquinare la validità del
risultato e che quindi vanno considerate: la sedazione del paziente all'ingresso, la
variabilità nella giornata, il rapporto difficile con gli altri a causa dell'ostilità
con la quale i pazienti con demenza potrebbero essere accolti da estranei, la qualità
professionale dell'assistenza privata che hanno eventualmente i pazienti, l'eventuale
isolamento pregresso che può aver causato perdita di informazioni.

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Clinico e Riabilitazione"
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