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PARALISI CENTRALE DEL FACIALE E DISARTRIA:
CASISTICA CLINICA

R. Saponara, S. Lanza, S. Valvo, M. Papotto, F. Le Pira, S. Giuffrida.
Istituto di Scienze Neurologiche, Università degli Studi di Catania

Nella pratica clinica è poco frequente il riscontro di una paralisi centrale del VII n.c. isolata, di una disartria pura, o dell’associazione di entrambi i sintomi, in assenza di ulteriori deficit neurologici. La patogenesi di tale lesione è riconducibile a lesioni vascolari ischemiche e, pertanto, sono inquadrabili tra le sindromi lacunari. Sebbene ci sia comune accordo che i sintomi siano da ricondurre ad un interessamento di fibre cortico-bulbari, la sede di lesione è ancora discussa.

Casistica - Dal 1991 al 1996 sono stati osservati presso il nostro Istituto 12 pazienti che presentavano la suddetta sintomatologia in assenza di ulteriori deficit motori o sensitivi. Tutti i soggetti inclusi nello studio sono stati valutati entro 48 h dall’esordio e sottoposti a TC encefalo al momento del ricovero ed a RMN encefalo a 5 giorni dall’esordio della sintomatologia. Lo studio doppler dei tronchi sovraortici e transcranico non ha evidenziato alterazioni patologiche a carico dei vasi insonorizzati. Tutti i pazienti con disartria erano destrimani e la valutazione neuropsicologica ha escluso la presenza di afasia. Quattro dei 12 pazienti presentavano disartria pura, 1 paralisi centrale del VII n.c., 7 l’associazione di entrambi i sintomi. La localizzazione degli infarti era nella corona radiata in 8 pazienti, nella capsula interna in 4 ( 2 sul braccio anteriore, 2 sul braccio posteriore). Abbiamo rilevato come fattori di rischio vascolare: ipertensione arteriosa in 4, cardiopatia in 3, fumo di sigaretta in 7, diabete in 6, elevato ematocrito in 4. Il follow-up clinico a 1-3-6 mesi ha evidenziato un completo recupero in tutti i soggetti entro 3-4 mesi.

Discussione - La disartria pura o la paralisi centrale isolata del VII n.c. possono essere considerate gli estremi della sindrome associata disartria-paresi del faciale. I deficit neurologici sono, in genere, reversibili e regrediscono completamente o quasi completamente entro pochi mesi condizionando favorevolmente la prognosi. Talora, i disturbi possono essere misconosciuti se non viene effettuata una valutazione neurologica in acuto. Il riscontro neuroradiologico di lesioni <15 mm. nel loro diametro massimo in tutti i pazienti depone per una sindrome lacunare in accordo con Kim (1994) e non una sindrome da stroke come ipotizzato da Ichikawa (1991). Il sito di lesione può essere localizzato a vari livelli: corteccia motoria, corona radiata, capsula interna, gangli della base, ponte. Noi riteniamo che non necessariamente debba esistere una correlazione fra disturbo disartrico e localizzazione della lesione nell’emisfero dominante, in quanto il disturbo non è da ricondursi ad una afasia motoria ma ad una alterazione dei meccanismi artro-fonatori.

La struttura anatomica del fascio cortico-bulbare, le cui fibre tendono ad avvicinarsi le une alle altre durante il loro decorso in senso cranio-caudale, rende ragione del fatto che, più ci si allontana dalla corteccia, zona di massima dispersione delle fibre, e ci si avvicina al tronco, zona di maggiore densità delle fibre, più piccola deve essere la lesione per il determinarsi di questa rara sindrome che è caratterizzata da un deficit neurologico altamente selettivo.

Indice "STROKE / Inquadramento Clinico e Riabilitazione"
Indice STROKE