MORTALITA
INTRAOSPEDALIERA PER STROKE NEL CORSO
DEGLI ANNI 1990-1997
P. Bovi, G.
Tomelleri, M. Tinazzi, M.G. Passarin, G. Ferrari.
Divisione di Neurologia, Ospedale Civile B.go Trento, Verona.

A partire dagli anni 50 la mortalità precoce (valutata entro 30
giorni dallevento) in corso di stroke nella popolazione generale ha subito una
sostanziale riduzione in tutti i paesi industrializzati. E stato recentemente
riportato che tale evenienza è scesa dal 33% nel periodo 1967-1971 al 18% nel periodo
1981-1985.
Studi recenti hanno dimostrato che l effettivo decremento
della mortalità non si rapporta con sostanziali modificazioni del tasso di incidenza
dello stroke.
Nei pazienti ospedalizzati in due grandi ospedali di una contea
della Pensilvania, la mortalità precoce è scesa dal 19.6% al 11% nel periodo 1970-1980.
Nello stesso periodo un altro studio ha dimostrato una riduzione della mortalità in corso
di ricovero, anche se il tasso di ospedalizzazione per stroke restava grosso modo
invariato.
Le ipotesi suggerite sulla riduzione della mortalità in corso di
ricovero per stroke hanno differenti implicazioni per quanto concerne la conoscenza delle
cause responsabili di tale decremento, le conseguenze sullo stato di salute e soprattutto
la programmazione dellassistenza sanitaria territoriale e ospedaliera.
Presentiamo come nostro contributo i dati relativi alla mortalità
precoce dei pazienti ricoverati per stroke in una divisione ospedaliera di Neurologia dal
gennaio 1990 al dicembre 1997. Questi dati vengono messi in relazione ad alcuni fattori
quali età, sesso, e tipo di stroke (ischemico o emorragico) e posti a confronto con i
dati pubblicati dall European Study of Stroke Care (Stroke 96) relativi ad un
campione di ospedali europei.
Questultimo rappresenta un indice per questa patologia. Il
tasso di ospedalizzazione per una patologia In Italia ed in particolare nella regione
Umbria, Valle dAosta e nelle provincie di Belluno e lAquila, nella regione ai
dati relativi a registri di popolazione residenti in, parte della regione disponibili dal
1989, è emerso che la mortalità a 30 giorni è risultata compresa tra il 20 ed il 33%.
A tal riguardo è stata riportata negli anni 80 nei malati
ospedalizzatima varia molto in funzione del menagement relativo alle diverse fasi di cui
si compone liter del malao particolarmente nelle prime ore.
La situazione italiana fotografata dal gruppo In uno studio
americano è stato riportato che (e non) probabilmente a seguito di una riduzione dei comi
nella fase acuta dello stroke. A tal riguardo è stata riportata una riduzione dei casi
ospedalizzati per stroke, che rappresenta un indice una riduzione della ospedalizzione per
strokemortalità al declino La sopravvivenza a lungo termine sembra essere incrementata di
più rispetto a quella a breve termine.
La mortalità precoce per lictus ischemico fu del 10% e per
lemorragia del 25% nello stusio della benedetti.
Nel progetto Monica recente i casi fatali andavano da al 46% al 13%
dei pazienti ospedalizzati. Molto più alta risultava la mortalità di quelli non
ospedalizzati anche se trattati. Questo può essere attribuito alla tendenza di ricoverare
pazienti con stroke soprattutto quelli di età inferiore ai 65 anni.
essendo comunque più elevata nei pazienti con emorragia cerebrale
rispetto ai pazienti con ischemia cerebrale.
: programmi di educazione sanitaria rivolti ai fattori di rischio,
prevenzione primaria e secondaria (trattamento della ipertensione arteriosa) maggiore
sensibilità dei mezzi diagnostici. di studio collaborativo di epidemiologia dello stroke
(ECS) ha evidenziato una discreta disomogenità dei dati relativi alla mortalità a tre
mesi dallevento (dal 21% al 44%).
La precisa conoscenza della Epidemiologia della malattia
cerebrovascolare acuta è indispensabile per una corretta pianificazione sanitaria. In
mancanza di studi adeguati fino alla fine degli anni ottanta i dati di incidenza
dellictus cerebrale erano necessariamente estrapolati dai dati di mortalità.
conto nella programmazione della assistenza sanitaria.
Lictus costituisce ancora la terza causa di morte nei paesi
industrializzati.
La mortalità assieme alla morbilità ed alla durata della degenza
rappresenta uno degli indicatori della efficacia dei servizi e modelli organizzativi.
Lo stroke è una emergenza medica che richiede il rapido
riconoscimento dei sintomi, limmediata diagnosi ed il tempestivo ricovero in ambiente
idoneo.
Le campagne pubblicitarie di informazione sanitaria ed il ricovero
tempestivo del paziente in unità o in strutture neurologiche specializzate per la cura
dello stroke si sono dimostrate efficai nel ridurre la mortalità, linvalidità ed
il periodo di degenza in fase acuta, con evidenti vantaggi economici e sociali ove da
qualche anno lassistenza in fase acuta è organizzata sul modello dello stroke team.
Lo stroke rappresenta la terza causa di morte nei paesi
indusrializzati determinando circa 200000 morti allanno ovvero il 10% delle morti
totali. Il 19% dei pazienti muore entro 30 giorni dallevento acuto mentre
successivamente la mortalità varia tra il 16 ed il 18% allanno.
Lictus ischemico rappresenta l80% di tutta la patologia
cerebrovascolare, la terza causa di mortalità nei paesi industrializzati e la prima causa
di invalidità.
Mortalità precoce pari al 6% entro i primi 10 giorni. Cause di
morte
lo stroke stesso nel 58%
patologia cardiovascolare 35%
nessuna differenza tra maschi e femmine e età
Mortalità maggiore per gli stroke emorragici.
Riduzione della mortalità negli USA tra il 1965 e il 1985; recenti
osservazioni hanno documentatao che il declino della mortalità non è relativo al minor
numero di casi ma è assoluto. Queste conclusioni hanno differenti implicazioni per la
conoscenza delle cause di mortalità. Riduzione degli stroke clinicamente severi in fase
acuta e. Shift della storia naturale dello stroke verso forme meno letali ed invalidanti,
sebbene la frequenza non cambi, nei pazienti con età > di 65 ani.
In alternativa, modificazioni del menagement e dei mezzi diagnostici
(TAC) possono aver introdotto nel tempo una distorsione favorendo il riconoscimento di
stroke lievi, dando cosi una fotografia spuria di una continua frequenza di nuovi
stroke e di un declino della mortalità. Non si può inoltre escludere che il crescere
dellinteresse dei medici per questa patologia possa aver contribuito a questo bias.
Il trattamento dellipertensione arteriosa ha accelerato il
declino della mortalità negli anni 70-80 senza aver ridotto lincidenza ma
probabilmente avendo ridotto la severità o in alterantiva il numero assoluto degli
strokes emorragici con un aumento di quelli ischemici.
Nel 91 negli USA gli stroke ischemici hanno rappresentato l80
% di tutti gli stroke e la mortalità si è aggirata intorno al 28%.
Le ragioni di un declino della mortalità negli stroke rappresentano
il risultatato di un miglioramento della sopravvivenza piuttosto che ad un declino della
incidenza.
Questo potrebbe dipendere da una riduzione del numero di stroke
severi da attribuirsi in parte al trattamento preventivo dei fattori di rischio (tra cui
lipertensione).
Il miglioramento nella sopravvivenza dello stroke può in parte
essere spiegato da un miglioramento nel trattamento medico.
La maggior parte delle comparazioni relative alla epidemiologia
dello stroke tra differenti popolazioni sono basati sui dati routinari di mortalità.
La statistica delle specifiche cause di mortalità sono
rpoblematiche perchè possono includere serie distorsioni ed esse non sono convalidate da
una maniera uniforme.
. Studi di incidenza e di prevalenza meglio riflettono
limpatto dello stroke nella comunità. Tuttavia il monitoraggio di tali eventi
risulta problematico soprattutto per quanto riguarda la completezza dei dati accertati. La
maggior parte delle variazioni sulla mortalità ed incidenza dello stroke può essere
attribuito a tali problemi metodologici. Sebbene sia necessario una uniformità dei
criteri diagnostici e e della raccolta dei dati, è utile avere una panoramica locale del
problema in quanto vi sono variazioni che dipendono dalle diffrenti situazioni economiche,
amministrative e di servizi.
Il declino della mortalità per stroke negli anni 1970-1985 è stato
maggiore che per la cardipoatia ischemica.
I dati che si basano sui certificati di morte non tengono conto
della mortalità entro i 28 giorni, e non permettono di definire le sottocategorie dello
stroke.
Il nostro periodo considerato non sembra essere lungo abbastanza per
classificare i pazienti in quelli con alto o basso trend di mortalità.
In generale il declino della mortalità può essere spiegato da tre
fattori:
1) Declino della incidenza dello stroke di episodi non fatali.
2) Declino dei casi di fatalità che può essere dovuta al
cambiamento naturale della malattia come pure al miglioramento delle prestazioni
diagnostiche e terapeutiche.
Il tasso di morbidità che si basa sui pazienti ospedalizzati
presenta dei grossi limiti in quanto alcuni pazienti muiono prima
dellospedalizzazione ed alcuni possono essere episodi ricorrenti.
3)Tutti e 2 questi fattori.
Gli approcci suggeriti per un corretta epidemiologia dello stroke
possono fornire risultati a lungo termine.
Letà è un fattore preditttivo per la prognosi precoce (>
0 < di 75 anni).
Lincidenza di stroke tra 1980-1984 è risultata incrementata
rispetto al 1975-1979, sia per i maschi che per le femmine soprattutto per i pazienti di
età > ai 75 anni.
Controllo dellipertensione e
Introduzione della TAC per il riconoscimento della lesione ictale.
La riduzione della mortalità in percentuale in uno studio (valutata
entro i 30 giorni) era dovuta alla riduzione della mortalità dal 5 al 21 giorno dopo
linizio dello stroke con non sostanziale differenza a 3 gg, suggerendo che il
miglioramento a breve termine dello stroke dipenda principalmente dalla riduzione dalle
complicazioni secondarie (aspirazione pneumonia) e non dal trattamento in fase acuta dello
stroke.
Il decremento della mortalità a 30 giorni dallinfarto
emorragico va invece di pari passo con lintroduzione della tac. Incremento
dellincidenza di stroke (ischemici) nei pazienti di età superiore ai 65 anni.
DATI A COMPLETA DISPOSIZIONE
1) NUMERO DI RICOVERI TOTALI (maschi e femmine) NEGLI ANNI
1990-1997.
2) NUMERO DI RICOVERI TOTALI PER ICTUS (maschi e femmine) NEGLI ANNI
1990-1997 (non specificata letà, ma eventualmente si potrebbe risalire, e il tipo
di ictus, ischemico o emorragico: non so se i frontespizi delle cartelle sono
sufficientemente attendibili).
3) CASE-FATALITY (maschi e femmine) NEGLI ANNI 1990-1997 entro 45 gg
(non specificata letà, ma eventualmente si potrebbe risalire, e il tipo di ictus,
ischemico o emorragico: non so se i frontespizi delle cartelle sono sufficientemente
attendibili).
4) CASE-FATALITY (maschi e femmine) NEGLI ANNI 1990-1997 entro i
2gg, 3-5gg, 5-15gg e 15-45 gg (non specificata letà, ma eventualmente si potrebbe
risalire, e il tipo di ictus, ischemico o emorragico: non so se i frontespizi delle
cartelle sono sufficientemente attendibili).

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Epidemiologia"
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