Lassistenza allo stroke è diversa da paese a paese, e nella
stessa Italia esistono modelli organizzativi disomogenei. Usando gli strumenti della
medicina delle evidenze, da molti anni, vengono raccolte informazioni su quali servizi e
modelli organizzativi diano i migliori risultati. Assieme alle misure sanitarie, le più
oggettive possibili quali: la mortalità, la morbilità e la durata della degenza, vengono
usati altri indicatori. Alcuni sono di esito e riguardano le abilità nella vita
quotidiana ed il livello di handicap. Altri sono di tipo economico e sociale e riguardano
la destinazione dei pazienti dopo la dimissione, il bisogno di cure domiciliari, la
necessità di degenze croniche. In un confronto tra ricoveri su letti non dedicati e
quelli in strutture specifiche, chiamate stroke units, i risultati sono nettamente a
favore delle seconde.
In termini di mortalità e morbilità, in acuto ed a dodici mesi, e
per durata di degenza.
E ormai accertato che lefficacia di questo modello è
dovuta alla nuova organizzazione in cui un team di specialisti interviene, precocemente e
coordinatamente, su tutti i ricoverati per stroke. Questa nuova organizzazione ha anche il
pregio di ridurre i costi della degenza. Infatti limpiego di risorse economiche, per
paziente, va calcolato nell80% in costi diretti durante il ricovero ed il 20% per i
consumi dopo la dimissione. Sui costi ospedalieri pesano per il 90% le spese legate al
mantenimento della struttura e per gli stipendi del personale. Luso delle tecnologie
avanzate e delle terapie speciali incide per il 10%. Quindi una riduzione della degenza
rappresenta la migliore strategia per ridurre i costi paziente. Questo a patto che non
cresca il numero dei disabili. Le stroke units hanno dimostrato di produrre un outcome
migliore a distanza con una riduzione del 8% della durata della degenza medica.