La RM convenzionale fornisce preziose informazioni nello studio del
parenchima cerebrale, tuttavia essa ha scarsa sensibilità nel dimostrare il danno
ischemico nelle prime ore dallinsorgenza dellevento ictale (prima della
comparsa delledema vasogenico).
Attualmente, nuove tecniche RM permettono di ottenere informazioni
sul danno ischemico anche in fase iperacuta. Le principali tecniche sono la diffusion MR,
la perfusion MR e la BOLD (blood oxygen level dependent contrast). La diffusion MR
permette di misurare in vivo il coefficiente di diffusione apparente delle molecole
dacqua (ADC) nel parenchima cerebrale: una diminuzione dellADC parenchimale è
stata evidenziata nei primi minuti dallinduzione dellischemia sperimentale o
nelle prime due ore nel contesto clinico. La presenza di edema citotossico e/o di una
alterata permeabilità di membrana sono ipotizzate essere alla base di questa riduzione
dellADC. In modelli di breve ischemia con riperfusione, la variazione dellADC
può essere anche transitoria e può essere considerata indice di danno reversibile. La perfusion
MR, che consiste nella acquisizione dinamica di immagini durante bolo e.v. di
contrasto paramagnetico, permette di calcolare il volume ematico relativo (rCBV) e di
derivare informazioni indirette sul flusso ematico cerebrale.
Con questa tecnica aree soggette a deficit di perfusione possono
essere evidenziate. Laccoppiamento nel medesimo soggetto della diffusion e perfusion
MR offre informazioni complementari, quali la visualizzazione di un "mismatch"
tra estensione dellarea a ridotto CBV rispetto a quella a ridotto ADC, probabile
indice di tessuto ipoperfuso ma non ancora danneggiato.
La BOLD è una tecnica di risonanza magnetica funzionale
dinamica in cui il contrasto è basato sui livelli di deossiemoglobina (dh) presenti nel
microcircolo. Laumento transitorio di dh, associato a desaturazione da
ipoperfusione, corrisponde ad una riduzione del segnale nelle immagini BOLD. Queste
ultime, infatti, sono in grado di dimostrare la distribuzione spaziale nel parenchima
della desaturazione. Tali osservazioni sono state riportate in modelli di ischemia
transitoria e, assai recentemente, anche in tests clinici di compressione carotidea.