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I GRANDI TRIAL DI PREVENZIONE FARMACOLOGICA

Gian Franco Gensini, Ilva Simone

Istituto di Clinica Medica e Cardiologica - Università degli Studi di Firenze


Recenti studi hanno dimostrato che la terapia trombolitica nella fase acuta dello stroke ischemico è applicabile solo ad un limitato sottogruppo di pazienti. L’efficacia degli antiaggreganti in questa fase, è ancora in corso di valutazione. Dati preliminari mostrano solo un modesto beneficio. Per tale motivo, la prevenzione rimane l’arma migliore per combattere lo stroke, che attualmente, nei paesi industrializzati, rappresenta la terza causa di morte e la prima di disabilità.

Un adeguato controllo dei valori pressori consente di prevenire un ampio numero di eventi (una riduzione di 5-6 mmHg di pressione diastolica, determina una riduzione dell’incidenza di stroke di circa il 42%). Il controllo di altri fattori di rischio, quali iperlipemia, iperglicemia e fumo di sigaretta può ulteriormente ridurre il rischio di stroke.

I pazienti con pregresso TIA o stroke hanno un’elevata probabilità di sviluppare nuovi eventi cerebrovascolari. La terapia anticoagulante orale si è dimostrata chiaramente efficace nella prevenzione sia primaria che secondaria dello stroke di natura cardioembolica. L’utilità dell’INR come mezzo per monitorizzare l’entità della scoagulazione ha consentito di ridurre l’incidenza di complicanze emorragiche, rendendo il trattamento più efficace e sicuro. Nei pazienti nei quali venga individuata una controindicazione assoluta alla terapia anticoagulante, l’impiego dei farmaci antiaggreganti si è dimostrata una valida alternativa.

Due metanalisi condotte dall’Antiplatelet Trialists’ Collaboration, hanno dimostrato che la terapia antiaggregante piastrinica è il trattamento farmacologico di scelta nella prevenzione dello stroke ischemico, determinando una significativa riduzione di nuovi eventi ischemici cerebrali. In particolare, l’aspirina, ad un dosaggio ancora dibattuto, variabile fra 30 e 1200 mg/die, appare il farmaco più efficace in tal senso. Come dimostrato dallo studio TASS e CAST, la ticlopidina può essere utilizzata nei pazienti resistenti o allergici all’aspirina o in quelli con nuovi eventi durante trattamento con ASA.

Recentemente, l’efficacia di altri farmaci antiaggreganti è stata valutata in studi clinici controllati. I dati relativi allo studio CAPRIE hanno dimostrato che il clopidogrel ha un’efficacia lievemente superiore all’aspirina nel prevenire nuovi eventi ischemici cerebrali. Il dipiridamolo, in monoterapia ha un’efficacia sovrapponibile a quella dell’aspirina nella prevenzione secondaria dello stroke, mentre in associazione con l’aspirina, può offrire vantaggi aggiuntivi, pur senza aumentare l’incidenza di effetti collaterali.

In definitiva, allo stato attuale diverse strategie sono disponibili per la prevenzione primaria e secondaria dello stroke ischemico. Molte di queste hanno un basso rapporto costo/beneficio, rappresentando un valido strumento per il sostanziale miglioramento della prognosi delle malattie cerebrovascolari.


Indice STROKE / Incontro con gli Esperti
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