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IL TRATTAMENTO DELL’IPERTENSIONE ARTERIOSA:
RAPPORTO COSTO / BENEFICIO

G. Leonetti, L. Sala, F. Ciambellotti, A. Villani

Divisione di Riabilitazione Cardiovascolare e Malattie Cardiache, IRCCS S. Luca e Cattedra Terapia
Medica, Università di Milano


Alla fine del 20° secolo l’ictus costituisce ancora la terza causa di morte nei paesi industrializzati. Infatti nonostante la riduzione che c’è stata in moltissimi paesi, l’allungamento della durata media della vita (uno dei fattori di rischio più importante per l’ictus) è tale da controbilanciare i favorevoli risultati farmacologici ottenuti fino ad oggi.

Al fine di diminuire ulteriormente gli eventi cerebrovascolari è corretto correggere i fattori di rischio modificabili e tra questi c’è l’ipertensione arteriosa la cui riduzione, secondo la più recente meta-analisi dei trials di intervento farmacologico, ha permesso di abbassare del 38% l’incidenza degli ictus. Il beneficio relativo degli ictus è stato simile in tutti i gradi di ipertensione (ipertesi lievi; moderati o gravi) e negli ipertesi anziani e più giovani. Tuttavia, se il beneficio è espresso in termini assoluti (cioè numero di eventi/anno/pazienti trattati) i risultati sono più favorevoli negli ipertesi anziani, in quelli più gravi o con più complicazioni, suggerendo pertanto il trattamento per i pazienti più gravi o più anziani a scapito dei meno gravi o più giovani. Nonostante ciò è importante sottolineare che l’entità del beneficio nei pazienti complicati trattati non è tale da ridurre l’incidenza degli eventi in questi pazienti ai livelli dei pazienti non complicati, anche quando non sono trattati.

Una giustificazione a trattare gli ipertesi lievi e più giovani ci viene dall’analisi dei costi, espressi come spesa per anno di vita guadagnata e calcolati dai dati sulla aspettativa di vita pubblicati da assicurazioni americane, relativamente al periodo 1935-54, quando non erano disponibili farmaci antipertensivi. In base a questi calcoli, che a differenza dei precedenti sono proiettati a lungo termine, il costo per anno di vita guadagnata è minore negli ipertesi giovani rispetto a quelli anziani.

In conclusione possiamo dire che il trattamento antipertensivo comporta un importante beneficio in tutti gli ipertesi, indipendentemente dall’età e dalla gravità dell’ipertensione e che oggi non abbiamo dei criteri medici che ci autorizzano a preferire il trattamento antipertensivo per un tipo di iperteso piuttosto che per un altro. Un contributo medico ad un corretto utilizzo delle risorse economiche lo possiamo dare sia facendo corrette diagnosi di ipertensione arteriosa, sia riducendo adeguatamente i valori pressori una volta instaurato il trattamento.


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