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PREVENZIONE SECONDARIA DELLE MALATTIE
CARDIOVASCOLARI.
FATTORI DI RISCHIO "EMERGENTI"

Rosanna Abbate, Tommaso Iannucci

Istituto di Clinica Medica Generale e Cardiologia - Università di Firenze


I pazienti che hanno già avuto manifestazioni cliniche di malattia coronarica o di patologia aterosclerotica in altri distretti sono esposti ad un rischio elevato di nuovi eventi, con rilevanti ripercussioni in termini di qualità di vita, di costi e di mortalità. In questi soggetti la strategia preventiva deve essere improntata a ridurre la progressione delle lesioni aterosclerotiche e le complicazioni a livello della placca, obiettivi che richiedono interventi decisivi, spesso aggressivi, articolati in tre momenti essenziali: a) modificazioni dello stile di vita; b) riduzione del profilo di rischio globale; c) impiego di farmaci che hanno dimostrato la loro efficacia profilattica nei grandi studi clinici randomizzati. Elemento di rilievo nella valutazione del rischio globale del singolo individuo è la non addittività ma l’incremento esponenziale del rischio connesso con l’associazione di più fattori di rischio. In questa ottica la ricerca sulle basi biologiche dei fattori di rischio e sui meccanismi implicati nel determinismo dell’aterogenesi ha permesso di individuare, accanto ai fattori di rischio "classici" (età, sesso, fattori ereditari, fumo, ipertensione, dislipidemie, diabete), una serie di fattori di rischio "emergenti" (fattori della coagulazione, iperomocisteinemia, menopausa precoce etc) che sembrano in grado di influire significativamente sul profilo di rischio cardiovascolare. Le recenti acquisizioni sulla funzione dell’endotelio vascolare, non più inteso come semplice barriera protettiva, ma come un sistema dinamico, in grado di agire sul sistema fibrinolitico (sintesi dell’attivatore tissutale del plasminogeno), sui meccanismi fisiologici di inibizione della coagulazione (antitrombina III, sistema proteina C-proteina S, cofattore eparinico II), e dotato di proprietà vasodilatanti, antiaggreganti e di inibizione della adesione piastrinica e leucocitaria (attraverso la produzione di nitrossido e prostaciclina), hanno messo in luce l’importanza dell’aterosclerosi e dei fattori di rischio aterosclerotici nella genesi della disfunzione endoteliale.

Nel paziente affetto da ictus o da cardiopatia ischemica, o da manifestazioni di patologia aterosclerotica in altri distretti si rende pertanto necessaria una strategia di intervento individualizzata in base al profilo di rischio globale. L’intervento deve perciò realizzarsi attraverso un approccio integrato sui diversi fattori di rischio (con misure comportamentali e farmacologiche) e con interventi terapeutici mirati ai meccanismi patogenetici dei diversi eventi cardiovascolari.


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