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LA NEURORIABILITAZIONE: ASPETTI ETICI ED ECONOMICI

P. Tonin, M. Dam*

Div. di Neuroriabilitazione, Ospedale S. Camillo, Venezia
* Clinica Neurologica, Università di Padova


Le scale di valutazione e prognosi degli esiti di ictus cerebrale, comunemente in uso soprattutto nei paesi anglosassoni, come per esempio la F.I.M., mettono in rilievo la capacità di recupero dei pazienti meno gravemente colpiti, ma sottovalutano le possibilità di quelli con deficit medio-gravi.

Si pone dunque il problema se sia utile o meno sottoporre a trattamento riabilitativo quei pazienti più gravemente colpiti che, se permangono disautonomi, sono destinati a pesare fortemente sulle strutture familiari e sociali.

Vi sono in effetti dati in letteratura che evidenziano l’efficacia, per i pazienti più gravi, di un trattamento riabilitativo prolungato fino ad almeno un anno dall’ictus, dopo il quale il 68% dei pazienti che erano ancora non deambulati a tre mesi dall’ictus, raggiunge un buon livello di autonomia funzionale.

Nasce però a questo punto un contrasto tra l’esigenza etica di trattare tutti coloro che possono recuperare e l’esigenza economica che impedisce di trattare tutti indiscriminatamente.

In questi ultimi anni sono stati individuati alcuni indicatori predittivi che, considerati nel loro complesso, ci possono aiutare nell’identificazione dei pazienti con prognosi favorevole, anche in presenza di gravi deficit motori.

Si tratta di variabili cliniche: assenza di incontinenza sfinterica, di depressione, di aprassia o neglect; i dati di neuroimaging: assenza di ipoflusso corticale o di diaschisi cerebellare; di dati neurofisiologici: limitata riduzione dell’ampiezza dei PEM.

Bisogna quindi domandarsi quale trattamento riabilitativo sia più adatto in questi pazienti. Purtroppo mancano in letteratura dati sull’efficacia delle diverse metodiche riabilitative. In mancanza di ciò le uniche indicazioni terapeutiche sono l’intensificazione dei trattamenti e la loro diversificazione, ponendo maggiore attenzione alla riabilitazione cognitiva. Infine l’associazione del trattamento farmacologico al trattamento riabilitativo sembra molto promettente, ma al momento attuale, le indicazioni in letteratura sono ancora sporadiche.


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