Le scale di valutazione e prognosi degli esiti di ictus cerebrale,
comunemente in uso soprattutto nei paesi anglosassoni, come per esempio la F.I.M., mettono
in rilievo la capacità di recupero dei pazienti meno gravemente colpiti, ma sottovalutano
le possibilità di quelli con deficit medio-gravi.
Si pone dunque il problema se sia utile o meno sottoporre a
trattamento riabilitativo quei pazienti più gravemente colpiti che, se permangono
disautonomi, sono destinati a pesare fortemente sulle strutture familiari e sociali.
Vi sono in effetti dati in letteratura che evidenziano
lefficacia, per i pazienti più gravi, di un trattamento riabilitativo prolungato
fino ad almeno un anno dallictus, dopo il quale il 68% dei pazienti che erano ancora
non deambulati a tre mesi dallictus, raggiunge un buon livello di autonomia
funzionale.
Nasce però a questo punto un contrasto tra lesigenza etica di
trattare tutti coloro che possono recuperare e lesigenza economica che impedisce di
trattare tutti indiscriminatamente.
In questi ultimi anni sono stati individuati alcuni indicatori
predittivi che, considerati nel loro complesso, ci possono aiutare
nellidentificazione dei pazienti con prognosi favorevole, anche in presenza di gravi
deficit motori.
Si tratta di variabili cliniche: assenza di incontinenza sfinterica,
di depressione, di aprassia o neglect; i dati di neuroimaging: assenza di ipoflusso
corticale o di diaschisi cerebellare; di dati neurofisiologici: limitata riduzione
dellampiezza dei PEM.
Bisogna quindi domandarsi quale trattamento riabilitativo sia più
adatto in questi pazienti. Purtroppo mancano in letteratura dati sullefficacia delle
diverse metodiche riabilitative. In mancanza di ciò le uniche indicazioni terapeutiche
sono lintensificazione dei trattamenti e la loro diversificazione, ponendo maggiore
attenzione alla riabilitazione cognitiva. Infine lassociazione del trattamento
farmacologico al trattamento riabilitativo sembra molto promettente, ma al momento
attuale, le indicazioni in letteratura sono ancora sporadiche.