La conoscenza della fisiopatologia dellictus ischemico,
soprattutto nella sua fase acuta, è logico presupposto per lapproccio diagnostico e
terapeutico, per la valutazione prognostica, volti a raggiungere un outcome clinico finale
meno pesante sia per il paziente che per la società.
Nella programmazione di un trial terapeutico sullictus
ischemico, dove debba essere valutata lefficacia e la sicurezza di una nuova terapia
o di una nuova applicazione di una "vecchia" terapia, gli aspetti
fisiopatologici dovrebbero essere tenuti in ancora maggiore conto.
Purtroppo la validità di queste affermazioni, che sembrerebbero
facilmente condivisibili da tutti, viene spesso negata sulla base dei "grandi
numeri". Questo il ragionamento: dato che le tecnologie che possono darci dati di
fisiopatologia sono difficili, poco diffuse e/o molto costose, si deve ricorrere a
sperimentazioni su grandi popolazioni per by-passare la grande variabilità del singolo
caso.
Un tipico esempio di questo atteggiamento, che peraltro - va
riconosciuto - ha il pregio di un grosso realismo, è una sperimentazione in corso su
"ictus acuto", dove al paziente - senza esami neuroradiologici - viene data ASA
nelle prime 48 ore dallesordio dei sintomi. Il tutto in doppio cieco, randomizzato.
Quale il razionale ? Ed è corretto non avere esami neuroradiologici ? Ed è corretto
ritenere che nelle prime 48 ore la fisiopatologia sia "costante"? Ma lo studio
viene fatto su 20.000 casi, ed è quindi, per definizione, "importante". E il
costo-per-caso è minimo.
Certamente nessuno studio "fisiopatologico" può essere
programmato su più di qualche diecina di casi. E il costo-per-caso è altissimo. Ma non
per questo sono "non-importanti". Il contributo dato dagli studi
"fisiopatologici" dellischemia cerebrale è stato certamente notevole, e
questo tipo di conoscenze può essere considerato una delle basi dellattuale
vivacità del panorama dei trials sullictus acuto.