Esistono molte controversie sulla utilità di separare
unentità specifica definita in vario modo: "Progressing" o "Stroke
in progression" o "Stroke in evolution" o "Deteriorating stroke",
termini che vogliono indicare tutti un progressivo peggioramento dello stato neurologico
dopo le prime manifestazioni dello stroke o dopo lingresso in ospedale. Il termine
"Deteriorating stroke" viene di solito applicato ai casi che evolvono per
lintervento di complicanze sistemiche.
Jones e Millikan [Stroke 1976; 7: 64-71] avevano dimostrato che il
19% di 179 pazienti con stroke ischemico carotideo visti entro 36 ore dallinizio
andava incontro ad una progressione dei deficit entro 48 ore. Lo stesso gruppo aveva
notato in un altro studio [Stroke 1980; 11:173-177] la possibilità di una progressione
ancora più lenta nei casi di stroke in territorio vertebrobasilare. Il 43% dei 402
pazienti con stroke sia ischemico che emorragico studiati da Britton e Röden [Stroke
1985; 16:629-632] aveva mostrato una progressione, nelle prime 24 ore per circa la metà
dei casi. La progressione era marcata nel 25% dei casi. I pazienti con stroke progressivo
stavano più a lungo in ospedale ed erano meno frequentemente dimessi a casa. Dàvalos et
al [Neurology 1990; 40:1865-1869] hanno studiato 98 pazienti con stroke ischemico acuto
arrivati entro 8 ore: 40 mostravano una progressione entro 48 ore (31 entro 24 ore). In 8
casi levoluzione era causata da complicazioni. I casi con progressione avevano una
sopravvivenza inferiore. Il territorio carotideo, i valori di pressione sistolica e la
glicemia iniziale erano fattori predittivi della progressione. I predittori della
progressione venivano studiati anche da Jorgensen et al [The Lancet 1994; 344: 156-159] in
una serie di 868 pazienti arrivati in ospedale entro una settimana, di cui 281 (32.4%)
avevano mostrato una progressione. I valori di pressione sistolica erano questa volta
protettivi, mentre il diabete aumentava il rischio di progressione. Lo studio di Toni et
al. [Arch Neurol 1995; 52: 670-675] ha invece considerato pazienti con primo stroke
ischemico osservati molto precocemente (entro 5 ore). Trentanove (26%) erano andati
incontro a progressione, di cui circa due terzi nelle prime 24 ore. I pazienti con
progressione avevano una prognosi più grave in termini di mortalità e disabilità. I
predittori erano i livelli di glucosio allammissione e la presenza di una precoce
ipodensità focale alla TC.
I dati di questi studi indicano concordemente che una quota
abbastanza rilevante di pazienti che arrivano in ospedale con stroke acuto vanno incontro
ad un peggioramento progressivo nel corso delle prime 24 ore o nei giorni successivi. Le
differenze sono attribuibili alleffetto di fattori metodologici, tra cui il tempo di
arrivo in ospedale, il tipo e lintensità del monitoraggio, la sensibilità delle
scale cliniche e la valutazione delle cause sistemiche.