English version

 

www.portobello-online.net
entra nel mondo di
Yahoo! Salute
Vivi la Tua Città
www.cardiologia.net
www.einthoven.net
www.farmaci.net
www.vaccini.net
www.medicina-online.net
www.neurologia.net
www.medinews.net


Contact:

ASTON
Corso Italia 8
50123 Firenze
Tel. 055-21.20.23
Fax 055-28.38.29
E-mail: stroke@aston.it
Internet: www.stroke-online.net

QUADRI CLINICI DELLO STROKE E LA PREDITTIVITÀ
PROGNOSTICA

Domenico Inzitari

Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche, Università di Firenze


Esistono molte controversie sulla utilità di separare un’entità specifica definita in vario modo: "Progressing" o "Stroke in progression" o "Stroke in evolution" o "Deteriorating stroke", termini che vogliono indicare tutti un progressivo peggioramento dello stato neurologico dopo le prime manifestazioni dello stroke o dopo l’ingresso in ospedale. Il termine "Deteriorating stroke" viene di solito applicato ai casi che evolvono per l’intervento di complicanze sistemiche.

Jones e Millikan [Stroke 1976; 7: 64-71] avevano dimostrato che il 19% di 179 pazienti con stroke ischemico carotideo visti entro 36 ore dall’inizio andava incontro ad una progressione dei deficit entro 48 ore. Lo stesso gruppo aveva notato in un altro studio [Stroke 1980; 11:173-177] la possibilità di una progressione ancora più lenta nei casi di stroke in territorio vertebrobasilare. Il 43% dei 402 pazienti con stroke sia ischemico che emorragico studiati da Britton e Röden [Stroke 1985; 16:629-632] aveva mostrato una progressione, nelle prime 24 ore per circa la metà dei casi. La progressione era marcata nel 25% dei casi. I pazienti con stroke progressivo stavano più a lungo in ospedale ed erano meno frequentemente dimessi a casa. Dàvalos et al [Neurology 1990; 40:1865-1869] hanno studiato 98 pazienti con stroke ischemico acuto arrivati entro 8 ore: 40 mostravano una progressione entro 48 ore (31 entro 24 ore). In 8 casi l’evoluzione era causata da complicazioni. I casi con progressione avevano una sopravvivenza inferiore. Il territorio carotideo, i valori di pressione sistolica e la glicemia iniziale erano fattori predittivi della progressione. I predittori della progressione venivano studiati anche da Jorgensen et al [The Lancet 1994; 344: 156-159] in una serie di 868 pazienti arrivati in ospedale entro una settimana, di cui 281 (32.4%) avevano mostrato una progressione. I valori di pressione sistolica erano questa volta protettivi, mentre il diabete aumentava il rischio di progressione. Lo studio di Toni et al. [Arch Neurol 1995; 52: 670-675] ha invece considerato pazienti con primo stroke ischemico osservati molto precocemente (entro 5 ore). Trentanove (26%) erano andati incontro a progressione, di cui circa due terzi nelle prime 24 ore. I pazienti con progressione avevano una prognosi più grave in termini di mortalità e disabilità. I predittori erano i livelli di glucosio all’ammissione e la presenza di una precoce ipodensità focale alla TC.

I dati di questi studi indicano concordemente che una quota abbastanza rilevante di pazienti che arrivano in ospedale con stroke acuto vanno incontro ad un peggioramento progressivo nel corso delle prime 24 ore o nei giorni successivi. Le differenze sono attribuibili all’effetto di fattori metodologici, tra cui il tempo di arrivo in ospedale, il tipo e l’intensità del monitoraggio, la sensibilità delle scale cliniche e la valutazione delle cause sistemiche.


Indice STROKE / Incontro con gli Esperti
Indice STROKE